Gli attacchi informatici che negli ultimi giorni hanno colpito i sistemi di refrigerazione di numerosi supermercati europei, Italia compresa, sollevano interrogativi sulla sicurezza delle apparecchiature connesse a Internet. Gli hacker sono riusciti a modificare da remoto le temperature di frigoriferi e congelatori, provocando in diversi casi la perdita di prodotti alimentari. Un fenomeno che, secondo Zscaler, società specializzata nella sicurezza informatica, mette in evidenza vulnerabilità potenzialmente molto più estese.
“Gli attacchi informatici non mirano necessariamente a sottrarre o rendere inaccessibili i dati, ma possono arrivare a modificare la temperatura di un frigorifero”, osserva Alex Fray, Global Innovation Lead di Zscaler, sottolineando come le minacce digitali possano ormai produrre conseguenze dirette sulle infrastrutture fisiche.
Il problema riguarda soprattutto i dispositivi industriali collegati alla rete per consentire interventi di manutenzione a distanza. “Gli stessi accessi da remoto che consentono ai tecnici esterni di intervenire su un dispositivo di refrigerazione senza doversi recare fisicamente sul posto possono offrire una porta d’accesso anche ai criminali informatici, in assenza di adeguati controlli di sicurezza”, spiega Fray.
A rendere più vulnerabili questi sistemi contribuiscono software non aggiornati, credenziali predefinite e una scarsa attenzione alla protezione informatica delle apparecchiature. “Poiché non sono considerati veri e propri sistemi informatici, questi dispositivi spesso non vengono inclusi nell’inventario delle risorse tecnologiche aziendali, né nei programmi di aggiornamento dei software e di installazione delle patch di sicurezza”, rileva l’esperto.
Secondo Zscaler, il rischio non si limita alla grande distribuzione, ma riguarda anche le tecnologie che regolano edifici, reti energetiche e idriche, strutture sanitarie e impianti industriali. Il Cyber Resilience Act europeo introduce nuovi obblighi di sicurezza per i produttori di dispositivi connessi, ma non risolve automaticamente le vulnerabilità delle apparecchiature già installate, alcune delle quali non ricevono più aggiornamenti dai produttori.
Per ridurre i rischi, l’azienda indica tra le priorità la protezione degli accessi da remoto, la separazione delle reti informatiche da quelle industriali e il monitoraggio dei dispositivi. “Sostituire tutti i dispositivi vulnerabili è certamente l’obiettivo da perseguire nel lungo periodo, ma nella realtà è un’operazione spesso difficile da realizzare”, osserva Fray.
“La cybersecurity, oggi, non riguarda più soltanto la protezione delle informazioni, ma anche la salvaguardia delle infrastrutture e dei servizi essenziali da cui dipende la nostra vita quotidiana”, conclude l’esperto.



