Quindici casi di infezione da West
Nile virus registrati in Abruzzo dall’inizio del 2026, di cui
otto nella forma neuroinvasiva. Su questi dati dell’Istituto
Superiore di Sanità si è discusso a Teramo, nella Sala Congressi
dell’ospedale, il seminario ‘Crisi climatica e salute: l’impatto
ambientale sulla sanità’, promosso da Arpa Abruzzo per
analizzare le ripercussioni del riscaldamento globale sulla
salute pubblica.
Al centro del dibattito è emersa la necessità di adottare
l’approccio integrato ‘One Health’, capace di unire tutela
umana, animale e degli ecosistemi. Come illustrato da Paolo
Fazii, direttore di Microbiologia e Virologia della Asl di
Pescara, l’innalzamento termico favorisce l’espansione
geografica degli insetti vettori, aumentando il rischio di
circolazione di arbovirosi come West Nile, Dengue, Chikungunya e
Zika, oltre a facilitare la proliferazione nei bacini idrici di
batteri insidiosi come il Vibrio vulnificus a seguito di
alluvioni o riscaldamento delle acque.
Sul fronte delle risposte istituzionali, Giuseppe Bucciarelli
del Dipartimento Sanità Abruzzo ha annunciato l’imminente
approvazione in Giunta, entro fine ottobre, del nuovo Piano
regionale della prevenzione 2026-2031, già inviato al Ministero.
Il direttore amministrativo di Arpa Abruzzo, Raimondo Micheli, e
la responsabile Angela Delli Paoli hanno ribadito l’urgenza di
far dialogare sanità e ambiente, puntando sulla resilienza dei
territori e su normative dinamiche. I lavori si sono chiusi
esaminando gli impatti indiretti della crisi: dalle conseguenze
sulla morbilità e sulla salute mentale (ansia e stress da eventi
estremi) analizzate dai medici della Asl 1 Roberta Martinelli e
Claudia Cipollone, fino ai condizionamenti sugli stili di vita e
sul lavoro approfonditi dalla ricercatrice Loreta Tobia
dell’Università dell’Aquila.
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