Sono a favore dei Parchi, quelli veri, che individuano le zone di reale interesse naturalistico e ne preservano le bellezze con intelligenza strategica.
Sono contrario ai Parchi che un ambientalismo di maniera ha “imposto ai territori” di fatto desertificando le zone interne che hanno vissuto uno “stato di polizia ambientale”, bullizzati da un sistema autorizzativo che ha sommato burocrazia a burocrazia.
Affrontare il problema delle zone interne, delle sue criticità e della sua desertificazione, senza tener conto che la quasi totalità di queste zone sono aree protette, significa prescindere da un dato essenziale che rischia di falsare ogni analisi, su una problematica complessa, a cui si sta tentando di dare una soluzione! Proprio perché è complessa non possono essere univoche le responsabilità, ma elidere da ogni analisi fino ad oggi compiuta gli effetti negativi avuti dal sistema iper-vincolistico sui territori, continua ad essere errore gravissimo!
Se si scelse di fare dell’Abruzzo “il cuore verde d’Europa” per farlo diventare, attraverso i Parchi, volano di uno sviluppo alternativo, bisogna riconoscere che questa mission è miseramente fallita.
Tutti i Comuni che il rapporto SNAI (Europa) identifica come zone interne fragili appartengono a zone Parco.
Se si volesse essere estremi, si potrebbe affermare che una parte dell’ambientalismo italiano ha pianificato la “desertificazione” dei territori considerando la presenza umana un disturbo.
Non si spiegherebbe altrimenti perché per oltre vent’anni non si sono adottati i Paini del Parco. (Il Piano del Parco è lo strumento di pianificazione territoriale per gestire l’area protetta).
La mancata adozione che apparentemente potrebbe apparire frutto di incapacità, in realtà è stata una finezza strategica. Senza Piano sono vigenti le Norme di Salvaguardia, stringenti ed insuperabili che non consentono modifiche nell’ambito del perimetro individuato come area protetta….una ipostatizzazione del territorio intoccabile fino a quando non viene fatto il Piano del Parco.
Basta non farlo…..e l’ambiente diviene intoccabile.
Se il Piano del Parco è sovraordinato rispetto ai Piani Territoriali o ai Piani Regolatori dei Comuni che insistono sull’area Parco, le norme di salvaguardia ne sono addirittura un blocco totale.
Per chi si appresta ad incontrare il Ministro dell’Ambiente per le problematiche inerenti il Parco della Costa Teatina, sarebbe opportuno ricordare che dei venticinque Parchi nazionali, solo 12, ad oggi, hanno approvato il Piano del Parco, e che il ritardo medio per quelli che lo hanno licenziato, è di 21 anni rispetto al momento di istituzione del Parco.
Nel frattempo vigono le norme di salvaguardia. (fonte ISPRA)
A tutto ciò, ma ci sarebbe ancora altro da dire, si deve aggiungere che i Parchi abruzzesi furono nell’euforia della perimetrazione, pensati ipertrofici.
Moltissime zone sono completamente prive di interesse ambientale, tanto che l’Abruzzo unico caso in Europa, ha sottoposto a vincolo il 40% del proprio territorio.
Un vincolo che per decenni e decenni è stato “norma di salvaguardia.”
E’ forse arrivato il momento di pensare ad una “riperimetrazione” di tutti i Parchi abruzzesi.
Riperimetrazione che tenga conto di ciò che è veramente valore ambientale e come tale degno di salvaguardia, eliminando ciò che va espunto!
Sarebbe un primo passo verso una normalizzazione necessaria che contribuirebbe alla valorizzazione dei Parchi intesi come scrigno di bio-diversità da tutelare.
Gianfranco Giuliante
Già Presidente Parco Nazionale della Maiella e Vice Presidente FederParchi Italia.



