AVEZZANO– Occupazione in stallo ad Avezzano e nella Marsica. Un territorio che, come molte altre aree interne, negli ultimi vent’anni ha vissuto un susseguirsi di crisi industriali, chiusure aziendali e licenziamenti che hanno colpito decine di famiglie. Una ferita sociale mai realmente rimarginata, che torna puntualmente al centro del dibattito politico, soprattutto in periodo elettorale.
Già nel 2017 il capoluogo marsicano viveva una situazione delicata. Circa un centinaio di lavoratori, in pochi giorni, ricevettero comunicazione di restare a casa. Eppure, proprio in quel periodo, qualcuno annunciava pubblicamente cento nuovi posti di lavoro in una delle principali realtà industriali della città.
Una storia che oggi sembra ripetersi con inquietante puntualità.
A ricordare quelle promesse fu all’epoca Massimo Verrecchia, esponente cittadino e nazionale del centrodestra, allora ex alleato dell’ex sindaco di Avezzano e oggi nuovamente vicino allo stesso fronte politico. Verrecchia, negli anni successivi, assunse una posizione fortemente critica verso quell’amministrazione, accusandola di aver completamente tradito gli impegni presi in campagna elettorale, soprattutto sul fronte occupazionale e delle politiche giovanili.
Parole dure, affidate alla stampa, che oggi tornano inevitabilmente d’attualità.
«In campagna elettorale, il 22 maggio del 2017, il sindaco De Angelis insieme al manager Galbiati annunciò come priorità cento nuovi posti di lavoro – dichiarava Verrecchia – mentre andava in scena questa pantomima alla LFoundry sono state licenziate 56 persone, ha chiuso i battenti la Valenti Nastri mandando a casa 19 persone, così come 5 dipendenti dell’ex Crab verso i quali l’amministrazione aveva garantito attenzione. In breve tempo siamo arrivati quasi a quota 100, ma non di nuovi occupati come promesso, bensì di licenziati».
Un attacco politico pesantissimo, che proseguiva denunciando quella che veniva definita una vera inversione a “U” rispetto agli impegni assunti davanti agli elettori.
Oggi, a distanza di anni, gli attori cambiano ma la sceneggiatura sembra restare la stessa. Cambiano i nomi, cambiano i candidati, ma tornano identiche promesse e identici annunci sotto campagna elettorale. Stavolta il tema viene rilanciato attorno alla figura di Alessio Cesareo, con il sostegno politico di chi in passato contestava esattamente gli stessi metodi comunicativi.
Ed è proprio questo il punto politico centrale: il lavoro non può diventare uno slogan da utilizzare a intermittenza, solo quando conviene elettoralmente.
Avezzano e la Marsica non sono nuove alle crisi occupazionali. Per questo motivo appare quantomeno singolare vedere riesumare oggi il tema LFoundry o la questione Bergamotto soltanto in piena campagna elettorale, dopo anni di silenzi o prese di posizione molto più sfumate.
Fa sorridere chi oggi scopre improvvisamente determinate vertenze dopo averle appena nominate durante incontri istituzionali o politici. Ancora una volta si assiste alla solita propaganda costruita sulla pelle dei lavoratori, utilizzando situazioni estremamente delicate per ottenere visibilità politica.
Ma in momenti come questi servirebbero ben altro approccio e ben altra responsabilità. Servirebbero serietà, presenza concreta e rispetto per chi rischia realmente il posto di lavoro. Non slogan improvvisati o ricette miracolistiche raccontate davanti a una telecamera.
Emblematica, in questo senso, la riflessione di un noto imprenditore marsicano comparsa sotto la notizia dell’incontro tra il candidato sindaco Cesareo e il sottosegretario al Ministero del Made in Italy, Bergamotto, all’Aquila:
«È bene non prendere in giro i lavoratori con false promesse. Ancora peggio chi si avventura in spiegoni su come l’azienda andrebbe ristrutturata e rilanciata. La verità è che il destino dell’azienda viene deciso dal mercato internazionale, dalle scelte strategiche degli azionisti e dal management asiatico».
Una riflessione lucida, concreta e difficilmente contestabile.
Perché la realtà industriale di LFoundry non dipende dagli slogan elettorali né dalle conferenze stampa organizzate a ridosso del voto. Dipende da dinamiche economiche globali, da decisioni societarie internazionali e da strategie industriali che nessuna propaganda locale può piegare con una promessa da campagna elettorale.
Ed è forse proprio questo il vero nodo della questione: smettere di usare il lavoro come terreno di consenso e iniziare finalmente ad affrontarlo con onestà e responsabilità.



