L’Aquila — IlTribunale amministrativo regionale per l’Abruzzoha disposto la sospensione cautelare dell’iter per la realizzazione del nuovo polo ospedaliero diAvezzano, accogliendo il ricorso della società privataTabano Srlcontro il bando di gara europeo da 132 milioni di euro gestito dall’agenzia regionale AreCom. La decisione del Tar, motivata da criticità nei requisiti tecnici ed economici fissati nel disciplinare di gara, rappresenta un colpo d’arresto significativo per uno degli interventi di edilizia sanitaria più attesi in regione, con un’udienza di merito fissata per il prossimo14 aprile 2026.
Il progetto, concepito con grandi numeri — oltre 43.600 metri quadrati di superficie, 245 posti letto e 28 sale operatorie — era stato presentato dalla giunta regionale come il simbolo di una rinascita della sanità marsicana. Tuttavia la sospensione dell’iter dimostra che tra le promesse e la realtà burocratica esiste un divario profondo.
Sul nuovo ospedale Avezzano, Verrecchia ha più volte sottolineato l’importanza di aver “pubblicato gli atti e trasmesso ad Areacom per la gara”, dipingendo il processo come l’espressione di una politica dei fatti rispetto alle critiche della minoranza.
A fronte di queste dichiarazioni, la sospensione decisa dal Tar svela la fragilità delle narrative propagandistiche del centrodestra regionale. Le affermazioni entusiastiche di Verrecchia sull’“avanzamento” dell’iter ospedaliero non riescono a mascherare il fatto chel’iter è oggi fermo per motivi tecnici e che persino il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi sulla legittimità delle condizioni di gara prima che qualsiasi lavoro possa proseguire.
La retorica di risultati “storici” e “attesi da decenni”, così insistita da Verrecchia, appare scollegata dalla situazione reale delle pratiche amministrative e giudiziarie. È opportuno ricordare che nel periodo pre-elettorale le dichiarazioni dei rappresentanti di partito tendono a enfatizzare ogni tappa amministrativa come vittoria di governo, mail blocco giudiziario di un’opera così centrale evidenzia semmai le lacune progettuali e di governance.
Far passare come successo politico un adempimento formale — la pubblicazione degli atti — non tiene conto del fatto che l’intera procedura è ora congelata e che la sua ripartenza dipende da un pronunciamento dei giudici amministrativi, non da “tempi rispettati” o “passi decisivi” decantati da qualche esponente politico. In questo senso, le parole di Verrecchia rischiano di rientrare nella tradizionale retorica di propaganda elettorale, finalizzata più a consolidare consensi nel breve periodo che a fornire ai cittadini una chiara comprensione delle complesse dinamiche che circondano progetti così rilevanti per la collettività.



