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CELANO, TREDICI ANNI DI PROCESSI CON LA CORTE DEI CONTI: IL CALCIO E I BAMBINI I VERI SCONFITTI

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Un procedimento iniziato nel 2012 e conclusosi solo nel 2025 ha segnato profondamente la vita politica e sportiva di Celano. Al centro della vicenda, i contributi comunaliconcessi alla società calcistica Celano F.C. Marsica per le stagioni 2013/2014 e 2014/2015. La sentenza n. 136/2025 dellaCorte dei Conti – Sezione Giurisdizionale Centrale di Appello ha riconosciuto un danno complessivo pari a 138.491,41 euro, legato a erogazioni considerate indebite per mancanza di adeguate rendicontazioni, legato a diversi esposti in Procura dei consiglieri d’opposizione dell’epocaElio Morgante e Antonello Di Stefano, a cui ne seguirono altri dell’opposizione formata da Calvino Cotturone, Giuseppe Cleofe, Carlo Cantelmi, Nazzareno Tiberi, Aniceto Ciaccia, Mario Vicaretti e Giuseppe Cleofe

L’allora sindaco Filippo Piccone, con il suo vice Vittoriano Frigioni e gli assessori Santilli, Ciciotti, Bonaldi, Di Loreto e Piperni,ha sempre sostenuto che l’obiettivo dei contributifosse il sostegno sociale all’attività sportiva dei bambini e la gestione degli impianti comunali,“come avveniva da sempre con le precedenti amministrazioni e secondo apposita convenzione”.

La Corte d’Appello, tuttavia, ha evidenziato che le delibere di giunta autorizzarono anticipazioni straordinarie anche“in assenza della previa presentazione di preventivi di spesa vistati dall’Ufficio tecnico”e senza verifiche di congruità sui rendiconti. Nonostante ciò, i giudici hanno escluso la colpa grave degli amministratori, riconoscendo che il loro operato fosse“un’operazione di sostegno allo sport locale (…)rientrante nelle competenze dell’ente”.

Particolarmente controversa appare la posizione del commissario prefettizio, dott. Mauro Passerotti,che ha retto il Comune dal novembre 2014 al maggio 2015. La Corte riconosce che egli adottò la delibera n. 1/2015, con cui autorizzò“ulteriori anticipazioni sino all’importo massimo di € 21.860”.Eppure, pur affermando che la sua condotta fosse antigiuridica,i giudici lo hanno prosciolto, ritenendo che si fosse“semplicemente limitato a rettificare dal 70% all’80% la percentuale di anticipazione del contributo già concessa con le precedenti delibere.”  Ma la delibera in causa non sosteneva solo questo, ma aveva gli stessi contenuti delle delibere delle giunte precedenti.
Da qui nasce un interrogativo politico e giuridico: dove è finita la vigilanza sugli atti da parte del commissario? Se la Corte riconosce un comportamento contrario alle regole, com’è possibile che venga prosciolto dalla colpa grave?

Mentre il dirigente dell’area tecnica, ing.Federico D’Aulerio, è stato condannato a risarcire 20.000 euro per non aver controllato i rendiconti e liquidato somme“senza le dovute pezze giustificative”, gli amministratori politici e il commissario prefettizio sono stati assolti. Una disparità che alimenta dubbi sulla coerenza del giudizio, dato che la stessa sentenza parla di pratiche amministrative“reiterate e palesemente derogatorie rispetto alla convenzione”.

Al di là dei numeri e delle imputazioni, resta il danno più grave: oltre dieci anni di incertezza e di declino per il calcio celanese e per i bambini che avrebbero dovuto beneficiarne. Lo sport, fondamentale strumento di crescita e inclusione sociale, è stato soffocato da una vicenda giudiziaria che ha paralizzato iniziative e investimenti. Sottolineando che che gli allora assessori rinunciarono agli emolumenti per l’intero mandato.
Solo oggi, con fatica, il movimento calcistico cittadino sta cercando di rinascere, ma il danno sociale decennale è evidente: generazioni di ragazzi hanno perso opportunità di formazione sportiva, crescita personale e appartenenza comunitaria.
Gli ex amministratori e assessori,che rinunciarono anche agli emolumenti per l’intero mandato, hanno annunciato che valuteranno un ricorso in Cassazione e una possibile azione risarcitoria verso i dirigenti della società sportiva, ora che il danno è stato quantificato in sentenza.

Ma il vero tema che la comunità solleva è un altro: ora come verrà sostenuto l’associazionismo locale e in particolare quello sportivo?chi garantirà che lo sport, e in particolare quello giovanile, non venga più usato come terreno di scontro politicoe non subisca ulteriori danni da decisioni amministrative e giudiziarie?

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