“L’Ecmo è una tecnologia avanzata che si è sviluppata nel corso degli anni e che sta assumendo un ruolo sempre più importante nella gestione dei pazienti critici. Per questo motivo, nel programma del congresso abbiamo voluto riservare alcune sessioni dedicate a questa metodica, oltre a una sessione di simulazione specifica”. Così Giacomo Grasselli, vicepresidente Siaarti e presidente eletto per il triennio 2028-2030, intervenendo oggi all’apertura di Icare 2026, 80° congresso nazionale della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva, all’Allianz MiCo, in programma fino al 24 ottobre a Milano.
“Il sistema Ecmo – chiarisce Grasselli – consente di sostenere, attraverso un circuito extracorporeo, la funzione respiratoria e/o quella cardiaca dei pazienti. Nei casi di gravissima insufficienza respiratoria o di grave insufficienza cardiaca, permette infatti di fornire un supporto esterno all’organismo. Il sangue viene prelevato attraverso cannule inserite nei vasi sanguigni e fatto passare in un circuito dotato di un polmone artificiale, che funziona in modo simile a quello naturale: aggiunge ossigeno al sangue e rimuove l’anidride carbonica. Il sangue viene quindi reimmesso nella circolazione – illustra – Quando il sangue viene prelevato e reintrodotto nel sistema venoso, parliamo di Ecmo veno-venoso, utilizzato principalmente per fornire supporto respiratorio. Quando, invece, il sangue viene reimmesso nel sistema arterioso, si parla di Ecmo veno-arterioso, impiegato quando è necessario sostenere anche la funzione cardiaca, per esempio nei pazienti con shock cardiogeno o in alcuni casi di arresto cardiaco”.
Questo strumento può cambiare la storia clinica di pazienti particolarmente fragili. “Abbiamo utilizzato l’Ecmo per uno dei pazienti coinvolti nella tragedia di Crans-Montana – precisa l’esperto – Aveva sviluppato una gravissima insufficienza respiratoria, conseguente alle ustioni e a una successiva infezione. L’Ecmo ha fatto la differenza, perché siamo riusciti a salvargli la vita in una situazione in cui stava andando incontro a un’insufficienza respiratoria potenzialmente fatale. Grazie a questo supporto siamo riusciti a superare la fase più critica. Ora è a casa e sta progressivamente recuperando la propria funzione respiratoria”. La tecnologia “è in continua evoluzione – conclude Grasselli – Stiamo assistendo a importanti progressi e oggi abbiamo a disposizione macchine e circuiti sempre più performanti. Credo che, con il passare del tempo, il supporto extracorporeo sarà utilizzato sempre più spesso nei pazienti con insufficienza respiratoria e cardiaca grave. Sarà una risorsa sempre più importante perché poter garantire questo tipo di supporto ai pazienti più critici significa, in molti casi, offrire loro una possibilità concreta di sopravvivenza”.



