“La famiglia del bosco per adesso
non si riunirà. Il benessere di quei bambini non interessa
assolutamente a nessuno, tantomeno a chi dovrebbe tutelarli”.
Così Paolo Lunghi, portavoce del presidio spontaneo presente nel
bosco di Palmoli con un camper per molti mesi a sostegno della
famiglia nel bosco e di tutte le famiglie con i figli
allontanati dal tribunale.
Lunghi che insieme alle famiglie volontarie da varie zone
d’Italia, ha seguito da vicino la vicenda di Nathan e Catherine,
in un post social esprime l’amarezza per una decisione dei
giudici minorili di L’Aquila.
“Sembra un segno di apertura – aggiunge -, ma in realtà è
solo lo stesso disegno che va avanti con una nuova corsa ad
ostacoli, introducendo nuove difficoltà, che renderanno ancora
più difficile il ricongiungimento della famiglia. Ormai il danno
è fatto e non si torna indietro. Inizieranno incontri protetti
alla presenza di un controllore, per verificare l’idoneità dei
genitori e, poi, con calma, potranno iniziare a dormire in
quella specie di casa e poi, se verrà ritenuta adeguata
l’idoneità di tutti, piano piano senza tempi certi, forse,
potranno pensare di tornare insieme”.
Lunghi riassume quindi l’intera vicenda. “Prima – sostiene –
si crea un trauma irreversibile ai bambini, isolandoli da tutto
ciò che li circonda, dai loro affetti, dall’amore dei loro
genitori, dai loro animali in poche ore e poi serve tempo per
riunirli. Prima nessuno si preoccupa dei traumi creati con un
feroce e immediato distacco e poi quella diventa la scusa.
Nonostante da mesi ci siano esperti, sostanzialmente tutti, che
sottolineano la gravità della situazione per la salute mentale
dei bambini, non si fa nulla. Per loro inizierà un nuovo
calvario, un tira e molla, inutile quanto assurdo, che servirà
solo ad accentuare il disagio di quei poveri bambini, per usarlo
contro i loro genitori”.
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