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Muore dopo la fuga dai carabinieri, famiglia non crede alla ricostruzione – AbruzzoNotizie

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Sono affidate agli agenti della
polizia stradale di Teramo le indagini sulla morte di Massimo
Ciarelli, il 43enne nomade morto ieri sera nell’incidente
avvenuto al culmine di un inseguimento, al confine tra Città
Sant’Angelo, in provincia di Pescara, e Silvi, nel Teramano.

   
Mentre la Procura ha aperto un’inchiesta per omicidio stradale,
al momento senza indagati, i familiari della vittima contestano
la prima ricostruzione della dinamica e sostengono che Ciarelli
non fosse alla guida dello scooter.

   
In attesa che il pubblico ministero Elisabetta Labanti, della
Procura di Teramo, competente per territorio, disponga
l’autopsia sulla salma, trasferita all’obitorio dell’ospedale
Mazzini di Teramo, il fascicolo resta iscritto, allo stato, a
carico di ignoti.

   
Nelle prossime ore potrebbe essere disposta una consulenza
tecnica d’ufficio sui mezzi coinvolti – un maxiscooter Yamaha
T-Max e una Jeep Renegade dell’Arma dei carabinieri – che,
insieme alle immagini delle telecamere di sorveglianza della
zona, dovrà contribuire a ricostruire con precisione la dinamica
dell’incidente.

   
Attraverso la loro legale, Laura Filippucci, i familiari
della vittima sostengono che Ciarelli fosse il passeggero dello
scooter e che sia stato sbalzato dalla sella in seguito al
violento impatto frontale con la Jeep dei carabinieri. Per
questo si dicono pronti a nominare un consulente di parte. Il
suv, in servizio alla stazione di Città Sant’Angelo, era
intervenuto a supporto della pattuglia di Montesilvano,
impegnata nell’inseguimento dello scooter sul quale viaggiavano
due persone. Resta da chiarire anche il motivo per cui il
conducente del mezzo non si sia fermato all’alt dei militari.

   
Entro un’ora al massimo dal momento dell’incidente, ovvero
entro le 21, Massimo Ciarelli avrebbe dovuto fare rientro nel
carcere di San Donato, a Pescara, distante una quindicina di
chilometri in direzione opposta, per rispettare il regime di
semilibertà al quale era sottoposto dopo la condanna a 17 anni
per l’omicidio, commesso il primo maggio 2012 nel capoluogo
adriatico, di Domenico Rigante, tifoso del Pescara.

   
Secondo la ricostruzione finora acquisita dagli
investigatori, lo scooter, subito dopo aver superato il ponte
sul torrente Salino e affrontato la rotatoria dell’Expò 2000,
dove il passeggero sarebbe caduto e sarebbe stato subito
bloccato dai carabinieri, avrebbe imboccato contromano la
carreggiata, schiantandosi contro la Renegade dell’Arma.

   

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