Semplice Cliente è prima di tutto una favola. La storia di Mario è un testimone che da 40 anni viene tramandato di generazione in generazione. Negli anni 80 erano le musicassette, negli anni 90 i cd, poi gli mp3 e oggi Youtube che continua a far salire ascolti e visualizzazioni.
È una favola perché parla di noi, parla di un uomo qualunque che nonostante le angherie, i soprusi e le sofferenze alla fine riesce a ribellarsi al potente. Lo fa però in maniera naturalmente esilarante e questo è il segreto del suo successo imperituro. Questo docufilm è il ritratto di un Fantozzi che ce l’ha fatta, che nonostante tutto ha saputo risollevare la testa e strappandoci una risata ci ha anche insegnato molto.
Tutto questo inconsapevolmente. E inconsapevolmente questa storia porta con se, purtroppo, anche un lato oscuro, se così si può chiamare, che solo oggi con uno spirito più maturo e più attento è possibile notare. Nonostante la fama e il mito, qualcuno può aver subito questo successo e non certo per invidia.
Mario Magnotta, bidello aquilano nato nel 1942, non ha mai cercato fama né notorietà.
Eppure, nel 1987, la sua vita viene stravolta da una telefonata registrata e diffusa su musicassette: “lo scherzo della lavatrice”. Quell’audio, diventato virale prima ancora dell’avvento di internet, trasforma un uomo semplice in un fenomeno nazionale.
Invitato in televisione, riconosciuto per strada, discusso e imitato, Magnotta diventa – suo malgrado – un’icona della cultura pop italiana pre-social. Il documentario ripercorre la parabola di quest’uomo comune, dall’ascesa imprevista fino agli ultimi anni di solitudine, poco prima del terremoto dell’Aquila. Attraverso interviste, materiali d’archivio e il viaggio personale della figlia Romina, il film racconta non solo un fenomeno di costume, ma anche il peso umano di una notorietà imprevista.
Semplice Cliente è il ritratto di un “pioniere inconsapevole della viralità”: una favola moderna che parla di ironia e resistenza, ma anche di fragilità e memoria. Una storia che ancora oggi, a quarant’anni di distanza, continua a risuonare e a interrogare chi l’ascolta.

