HomeCronacaDazi Trump e la sindrome sul cocco bello delle spiagge italiane

Dazi Trump e la sindrome sul cocco bello delle spiagge italiane

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Il sole, la sabbia sottile e le onde del mare. E il prezzo del ‘cocco bello, cocco fresco’ che sale. L’estate rischia di avere un retrogusto amaro anche sulle spiagge italiane, con il frutto tropicale simbolo di cocktail e relax per tutte le tasche che potrebbe presto trasformarsi in un piccolo lusso per pochi. Colpa dei nuovi dazi dell’amministrazione Trump, che stanno per colpire anche prodotti estivi e tropicali con rincari a doppia cifra. La premessa è obbligatoria: non si importano cocchi tropicali dagli Usa – ma chi lavora nei lidi estivi spesso importa ingredienti, bevande e cosmetici come latte di cocco, olio di palma, e spezie. Se questi prodotti diventano più cari sul mercato globale significa che anche i fornitori italiani (che li rivendono in spiaggia, nei beach bar o la usano come base di prodotti cosmetici) pagheranno di più.

Snack tropicali come cocco, banane, noccioline e granola rischiano di diventare più costosi perché aumentano i costi alla fonte. A finire nel mirino delle tariffe di Trump ci sono latte di cocco, olio di cocco (+19% quello che proviene da Filippine e Malesia 24%), banane, caffè, spezie come vaniglia e cannella, e persino gli oli di palma usati nei solari e nei prodotti beauty da spiaggia. In Europa, e in particolare in Spagna e in Italia, le noci di cocco che finiscono in tavola e in spiaggia provengono principalmente da Paesi tropicali. Le zone includono l’Africa (in particolare la Costa d’Avorio, dove si coltiva il cocco per l’esportazione e i dazi Usa sono fissati al 15%), l’India (dazi al 25%) e la Thailandia.

Quest’ultimo Paese ha ottenuto una riduzione del dazio dal 36 al 19% dopo settimane di negoziati ma l’effetto domino sui prezzi non è da escludere. Persino le barrette con cocco, la frutta essiccata e le bevande estive importate come milkshake e smoothies tropicali potrebbero subire ricarichi inevitabili, e prezzi in menu più alti del 10–20%. Insomma, per i consumatori l’estate sarà una stagione di scelte: pagare di più per non rinunciare al ‘cocco bello, cocco fresco’ oppure riscoprire frutta e snack local.

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