“Alcune delle questioni più
importanti della nostra epoca sono legate all’etica. C’è bisogno
di rifare il liberalismo per ringiovanire la società liberale e
tornare a credere nel progresso, nella prosperità condivisa, nei
servizi migliori, nella povertà più bassa, nelle migliori
opportunità per le persone”. Lo afferma il Premio Nobel per
l’economia Daron Acemoglu, professore al Massachusetts Institute
of Technology (Mit) di Boston, uno dei più influenti studiosi di
economia istituzionale al mondo, intervenendo in collegamento
all’Oscar Pomilio Blumm Forum oggi a Pescara.
Acemoglu è stato uno degli speaker d’eccezione nel meeting
internazionale dell’Ultra European Network, la rete mondiale di
comunicazione istituzionale creata e coordinata da Pomilio
Blumm. Il confronto odierno si intitolava “Happy Chaos?” ed era
dedicato ai cambiamenti globali in atto sul piano geopolitico,
istituzionale e sociale. Ad aprire gli interventi è stato
proprio il Premio Nobel.
“La ragione per cui c’è bisogno di rifare il liberalismo – ha
detto Acemoglu – è che, nonostante i suoi enormi successi, la
filosofia e le istituzioni costruite lungo le linee liberali
sono oggi in crisi. Molta energia proviene da ambienti
antiliberali che stanno ottenendo un sorprendente sostegno sia
dalle popolazioni sia, sempre più, dagli ambienti intellettuali.
Chiaramente non saranno le vecchie idee del liberalismo a
salvarci, perché sono quelle che in un certo senso ci hanno
portato al punto di crisi”.
La crisi, ha osservato, è legata anche al “passaggio
dall’economia industriale a quella post-industriale.
L’automazione – ha sottolineato – ha rotto il legame tra
crescita della produttività e prosperità condivisa. E la
politica post-industriale ha creato un grande divario tra i
segmenti istruiti e meno istruiti della società”.
Per Acemoglu, “il liberalismo deve ridefinire il suo
entusiasmo per la comunità: diverse comunità con valori
diversi”, costruendo “una politica più partecipativa e
inclusiva”. Per il premio Nobel, infine, serve una nuova
direzione dell’intelligenza artificiale, che deve “diventare
‘pro-lavoro’, una tecnologia dell’informazione che espande le
capacità dei lavoratori”.
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