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CRISI IDRICA IN MARSICA: EMERGENZA RIENTRATA, MA RESTANO LE DOMANDE SU MANUTENZIONE E PREVENZIONE

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AVEZZANO – Il recente stato di emergenza idrica che ha colpito i Comuni di Avezzano, Luco dei Marsi e Collelongo è ufficialmente rientrato. A comunicarlo è il Consorzio Acquedottistico Marsicano (CAM), che annuncia la graduale regolarizzazione dell’erogazione idrica nel Comune di Avezzano — con alcune zone periferiche ancora temporaneamente servite da autobotti — e il completo ripristino nei Comuni di Luco e Collelongo.

Le istituzioni, il personale tecnico, la Protezione Civile, le amministrazioni locali e i cittadini hanno reagito con grande spirito di collaborazione e tempestività. Tuttavia, ora che la situazione sembra tornata alla normalità, è doveroso aprire una riflessione più ampia: come è stato possibile arrivare a una tale emergenza e quali sono le reali condizioni delle nostre infrastrutture idriche?

Il blackout idrico, seppur risolto in tempi relativamente contenuti, ha lasciato senza acqua migliaia di cittadini in piena estate. Un disagio che va ben oltre il semplice fastidio quotidiano: parliamo di interruzioni di un servizio essenziale, con ripercussioni su salute, igiene, attività produttive e servizi sanitari.

La gestione dell’acqua è un tema delicato e spesso sottovalutato, fino a quando non esplode un’emergenza. In questo caso, si è trattato di un episodio isolato e imprevedibile, ma una crisi che mette in luce criticità strutturali, su cui è necessario accendere un faro:

  • Qual è lo stato reale di manutenzione delle reti idriche nella Marsica?

  • Sono stati effettuati controlli preventivi e investimenti nella manutenzione ordinaria e straordinaria?

  • Esistono piani di emergenza adeguati e aggiornati per affrontare simili situazioni?

  • Chi ha la responsabilità diretta nel garantire la continuità del servizio idrico?

La prontezza nella gestione dell’emergenza è stata certamente quasi encomiabile, ma non può essere l’unico parametro di valutazione. La resilienza di un territorio si misura anche e soprattutto nella capacità di prevenzione. Un sistema idrico che collassa nel periodo di massimo utilizzo solleva legittimi dubbi sulla sua tenuta strutturale e sulla programmazione degli interventi necessari a evitare simili scenari.

Bloccare l’erogazione dell’acqua significa, in termini concreti, mettere a rischio l’intero ecosistema sociale e produttivo:

  • Famiglie senza accesso a igiene e acqua potabile, con particolare impatto su bambini, anziani e persone fragili;

  • Attività commerciali e agricole paralizzate, con danni economici non sempre recuperabili;

  • Strutture sanitarie e assistenziali che devono riorganizzarsi in emergenza, con ricadute sui pazienti;

  • Tensioni sociali inevitabili in presenza di informazioni frammentarie o percezione di scarso coordinamento.

L’emergenza è rientrata, ma l’attenzione deve restare alta. È necessario che il CAM e le amministrazioni locali aprano un tavolo tecnico e pubblico per fare chiarezza sull’accaduto, presentando un piano dettagliato di manutenzione e potenziamento delle infrastrutture idriche.

Inoltre, sarebbe auspicabile un rapporto trasparente con la cittadinanza, che ha dimostrato grande pazienza e spirito civico, ma che merita risposte concrete e rassicurazioni per il futuro.

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