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L’ACQUA STA TORNANDO MA “AZ INFORMA” VUOLE SGUAZZARE NELLA POLEMICA POLITICA: COMUNICAZIONE DI CRISI ED ENTI PUBBLICI PERCHÉ SERVE CHIAREZZA (E FERMEZZA) SUI SOCIAL

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Sono giorni decisamente curiosi ad Avezzano: da un lato, migliaia di persone affollano il concerto gratuito di Fabrizio Moro con entusiasmo e cori; dall’altro, migliaia di cittadini fanno i conti con l’assenza d’acqua corrente a causa di un guasto alla rete del CAM. Due record, insomma: quello di presenze e quello – decisamente meno apprezzato – di docce mancate.

Ora, per fortuna, l’acqua sta lentamente tornando, e con essa anche un pizzico di buonumore. Tutti contenti? Quasi. Qualcuno no. Qualcuno che sperava di surfare l’onda del disagio per guadagnare qualche punto politico, e che invece si ritrova… a bocca asciutta.

Il giornale AZ Informa, notoriamente vicino all’ex sindaco Gabriele De Angelis, non ha perso l’occasione per trasformare la gestione della comunicazione della crisi idrica in una questione politica. Ma c’è un problema: la gente, quella vera, non sembra avercela col sindaco Di Pangrazio. Anzi, lo hanno persino applaudito mentre saliva sul palco del concerto. Piccolo dettaglio che forse ha rovinato la sceneggiatura.

Non potendo quindi attaccare sul merito della crisi (che, ricordiamolo, è gestita direttamente dal CAM, non dal Comune), si è scelto di colpire sulla forma: la comunicazione, colpevole – udite udite – di aver bloccato i commenti ai post sugli aggiornamenti idrici. Uno scandalo! Una censura! O, forse, una banale, normale, prevedibile e ragionevole gestione della comunicazione di crisi?

La gestione di una pagina istituzionale in tempi di emergenza non può diventare una bacheca di sfogo, propaganda, disinformazione e insulti. È impensabile che chi deve informare in modo puntuale e tempestivo debba anche passare le giornate a moderare commenti tra chi chiede “quando torna l’acqua” e chi insinua il “gomblotto” orchestrato dalla massoneria per vendere bottiglie al supermercato.

In questi casi, sospendere temporaneamente i commenti è una scelta legittima, anche necessaria, purché vengano garantiti altri canali di contatto. E in questo, il Comune di Avezzano non si è tirato indietro: sportelli attivi, linea telefonica COC, messaggistica diretta su Facebook, persino il supporto alle persone fragili per le forniture idriche d’emergenza. Avviso ai nostalgici del telefono nero a disco: c’è pure un canale WhatsApp di cui gli Enti si potrebbero dotare, compreso il comune di Avezzano, e non è fantascienza.

Ma allora, dov’è il problema? Eh, il problema è semplice. Il vero obiettivo non era la trasparenza. Non era l’informazione. Era sperare che sotto i post istituzionali si scatenasse una tempesta perfetta di commenti indignati, possibilmente diretti al sindaco. Una sceneggiatura già vista e che non ha funzionato.

E così, la delusione di alcuni giornalisti – più editorialisti che cronisti – è palpabile. Volevano il fuoco della protesta digitale, hanno trovato solo il cartello “Commenti temporaneamente disattivati per garantire la chiarezza delle informazioni”. Una mazzata.

Un po’ di memoria non guasta per chi grida alla censura, è bene ricordare qualche precedente:

Agosto 2023: l’uccisione dell’orsa Amarena scatena l’inferno sotto i post istituzionali, tra minacce, insulti e diffamazioni.

Settembre 2024: la rapina alla gioielleria Quaranta porta a un’ondata di odio ingiustificato verso la polizia locale, con conseguenti denunce per diffamazione.

Anche in tempi “tranquilli”, il Comune ha bloccato i commenti a post su operazioni di sicurezza, proprio per evitare derive razziste o pericolose per chi commentava troppo liberamente.

In breve: non è la prima volta. E neppure l’ultima. E, peraltro, succede anche altrove.

Mentana, ci sei? Perfino Enrico Mentana – uno che sulla libertà di parola ci ha costruito una carriera – ha chiuso i commenti ai suoi post dopo la sparatoria contro Donald Trump nel luglio 2024. Perché? Per evitare che odio, complottismo e violenza verbale prendessero il sopravvento. E lo ha detto chiaramente: “Per motivi che le persone di buonsenso possono facilmente capire.”

Partecipare è un diritto. Ma la partecipazione civile non coincide con lo sfogo scomposto sotto ogni post. Un ente pubblico deve informare, non moderare valanghe di commenti strumentali. E deve farlo con tempestività, chiarezza e accessibilità.

Ecco perché in una crisi:

il messaggio deve essere leggibile;

il canale deve restare funzionale;

la priorità è informare, non fomentare.

E nel caso della crisi idrica, il Comune ha fatto esattamente questo.

La verità? Non fa rumore (ma rinfresca) Sì, è vero: non si potevano scrivere commenti su Facebook.
C’erano numeri da contattare? Sì.
C’era modo di segnalare situazioni critiche? Sì.
Allora no, non c’è stata nessuna censura. Solo una delusione tattica. Un attacco alla libertà di esprimere rabbia… su comando.

Insomma, più che un problema di trasparenza, è stato un problema di strategia: chi voleva cavalcare la rabbia si è ritrovato… senza sella. O, meglio, con una gran voglia di fare polemica e una doccia che non arriva.

In conclusione: meno urla, più gestione. Mantenere un ambiente informativo ordinato è una necessità.
I cittadini hanno diritto a essere informati in modo puntuale.
Le istituzioni, però, hanno anche il dovere di non trasformare la comunicazione di crisi in un’arena digitale ingestibile, soprattutto quando in gioco ci sono la salute pubblica e la responsabilità collettiva. Non basta comunicare. Bisogna saper gestire. Cosa che all’ex sindaco scappò di mano con la sua comunicazione.

E in questo, chiudere i commenti può essere una scelta saggia.
Soprattutto quando è chiaro che chi li invoca… non cerca confronto, ma solo confusione.

Non basta comunicare: serve anche saper gestire. E in questo, i social vanno governati con criterio, non subiti.

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