LA SICUREZZA E LA MICRO MOBILITÀ USATA MALE

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“Siamo favorevoli alla mobilità sostenibile: riduce la congestione del traffico urbano, l’inquinamento atmosferico ed acustico, l’emissione di CO2, tutela, pertanto, la salute e la sicurezza pubblica.
Tuttavia, la micromobilità elettrica, con regole di dinamica particolari, non ci sembra una scelta felice. Per la mobilità in città riteniamo che basti utilizzare la bicicletta, andare a piedi, usare il mezzo pubblico, da incentivare e migliorare i servizi.
Il monopattino, usato in molte città e lanciato con facilitazioni dalle aziende, conserva le prerogative di un “giocattolo”, che ha bisogno di un ambiente protetto e non esposto alla congestione di un traffico disomogeneo.

Per salvaguardare la vita deve essere usato con buon senso, osservando le regole del codice della strada, indossando il casco – non previsto dai 18 anni in poi e non si capisce perché – e non percorrendo strade piene di insidie come sono le nostre.

Il Piano europeo della sicurezza stradale ci chiede di tutelare gli utenti vulnerabili, e noi invece seguiamo la scelta di incrementare sulla strada la presenza di utenti più vulnerabili di tutti, capaci anche di provocare incidenti gravi per sé e per gli altri e privi di assicurazione: i guidatori dei monopattini.
Nel 2020, riporta l’Osservatorio dell’ASAPS, i monopattini hanno causato 125 incidenti gravi in città, di cui 56 in Lombardia, con un morto e 11 feriti in prognosi riservata. Le cause: inesperienza del guidatore, distrazione, buche, avvallamenti, binari del tram, ostacoli fissi, scontri frontali, laterali e agli incroci, condizioni psicofisiche alterate alla guida.

Avevamo proprio bisogno, per incrementare la sicurezza, di inserire in città il monopattino?”

Lo dichiara Giuseppa Cassaniti Mastrojeni
Presidente AIFVS (Associazione italiana familiari e vittime della strada)